
Oggi i giornali sono pieni di analisi sul referendum e di scambi tra i promotori della prima ora, gli indecisi ad oltranza, i saltatori sul carro di professione.
Mi limito a una breve considerazione: forse bisogna riconsiderare il fatto che l’italiano è per natura astensionista.
Se ne sono sentite di tutti i colori ultimamente; i partiti sono finiti, siamo al trionfo dell’antipolitica, la disaffezione è ormai irreversibile.
A me per la verità sembra che la lezione del 12 e 13 giugno si riassuma in “quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a votare“. Questa volta sono state proposte questioni SERIE in modo abbastanza SERIO e la risposta non si è fatta attendere.
Ma quale paura di Fukushima! Il quesito sul legittimo impedimento è passato, al pari degli altri, con più del 95%.
Dato che non esiste obbligo di ritirare tutte le schede, credo che non ci sia dubbio sul fatto che gli italiani sono andati a votare in massa perché effettivamente interessati ai quesiti e, soprattutto, perché il referendum ti regala la percezione di poter incidere subito, concretamente, sulla questione in oggetto.
Che il segreto stia proprio nel contenuto di ciò che si propone? Vuoi vedere che tutta la celebrity politics che si pensava aver ubriacato fino all’ultimo elettore, all’improvviso non basta più per guidare una repubblica delle banane?
Penso che il segreto stia in una caratteristica poco considerata degli ormai famosi 4 punti: la trasversalità.
Trattavano tutti argomenti su cui, simpatizzanti di destra o sinistra, ci si poteva fare un’opinione liberi da pregiudizi ideologici. Con il nucleare, l’acqua o il legittimo impedimento non c’è stato spazio per una contrapposizione fra visioni del mondo, come fu per la fecondazione assistita, tra laici e cattolici.
Questo il centro-destra non lo ha capito ed è caduto nell’errore che da anni imputa (non a torto) alla sinistra, vale a dire non opporre alle ragioni dei promotori delle controargomentazioni serie.
Pdl e Lega si sono limitati a definire il voto inutile, hanno deriso l’impegno di chi si spendeva per il si, hanno invitato ad andare al mare. Hanno oltrepassato il limite e gli italiani li hanno puniti senza appello.
Il voto di domenica e lunedì ha certamente un significato politico, anche oltre quanto gli stessi partiti hanno cercato di sottolineare o smentire.
Se per politica si intende interesse della collettività, come l’etimologia suggerisce, allora non si può trascurare il fatto che in questo caso la dichiarazione di intenti a favore del SI è davvero della MAGGIORANZA DEGLI ITALIANI, dato che la percentuale calcolata sul totale dei votanti supera abbondantemente il 50%…
Come la vogliamo chiamare la volontà della maggioranza degli aventi diritto?
Pare che il vento stia davvero cambiando…